Crescere con genitori emotivamente non disponibili
Il lutto per ciò che non è stato
La nostalgia di qualcosa che avrebbe dovuto esserci
Chiamiamola Sarah.
Ha poco più di cinquant’anni ed è cresciuta con due genitori fisicamente presenti.
Non ci sono stati abbandoni evidenti, separazioni traumatiche o eventi clamorosi.
Eppure, fin da bambina, Sarah ha convissuto con una nostalgia profonda e difficile da spiegare:
la nostalgia di genitori che sapessero dimostrarle affetto.
Non si tratta di idealizzazione né di rimpianto per qualcosa di perso.
È il dolore per qualcosa che avrebbe dovuto esserci e non c’è mai stato.
Molte persone vivono questa esperienza senza riuscire a darle un nome.
Quando il dolore non ha una perdita riconosciuta
In assenza di una morte o di una separazione chiara, questo dolore viene spesso minimizzato:
“Ma i tuoi genitori ci sono.”
“Hanno fatto quello che potevano.”
“Non è successo niente di grave.”
Eppure il dolore resta.
Questo accade perché non tutti i lutti riguardano una perdita visibile.
Alcuni riguardano una funzione affettiva mai ricevuta.
La perdita ambigua: presenza fisica, assenza emotiva
In psicologia, questa esperienza è stata descritta come perdita ambigua: una condizione in cui una persona significativa è fisicamente presente, ma emotivamente o psicologicamente non disponibile.
Nel caso di Sarah:
- i genitori erano presenti nella vita quotidiana,
- ma mancava una sintonizzazione affettiva stabile,
- mancava l’esperienza di sentirsi vista, scelta, desiderata.
La perdita ambigua è particolarmente difficile da elaborare perché:
- non ha rituali,
- non ha una conclusione chiara,
- non autorizza il lutto,
- mantiene viva una speranza silenziosa: forse un giorno.
Perdita ambigua e lutto reale: una differenza importante
Nel lutto reale:
- la persona amata non c’è più,
- il dolore ha un oggetto definito,
- il tempo può lentamente fare il suo lavoro.
Nella perdita ambigua:
- la persona c’è, ma non nel modo necessario,
- il dolore resta sospeso,
- la speranza impedisce la chiusura,
- il legame non si interrompe mai davvero.
Per questo molte persone si sentono bloccate, colpevoli del proprio dolore o incapaci di “andare avanti”.
Il dilemma dell’infanzia: adattarsi o allontanarsi
Crescendo, Sarah ha interiorizzato un dilemma profondo:
- adattarsi, riducendo i propri bisogni affettivi, comprendendo e minimizzando
→ restare nel legame, ma perdere parti di sé - allontanarsi, emotivamente o interiormente
→ proteggere la propria dignità, ma affrontare il vuoto e la paura di perdere l’amore
Questo conflitto — sé o legame — non è una scelta consapevole.
Si forma quando l’ambiente affettivo non riesce ad accogliere la soggettività del bambino.
Le strategie per “riparare” la ferita
Sarah non è rimasta passiva.
Come molte persone cresciute in contesti emotivamente non disponibili, ha sviluppato strategie intelligenti per cercare di colmare il vuoto.
Adattamento competente
Sarah è diventata responsabile, affidabile, empatica. Ha imparato presto a non disturbare e a essere “ragionevole”. Questo adattamento precoce può sostenere il funzionamento, ma spesso avviene a costo dei bisogni affettivi più profondi.
Comprendere per non soffrire
Ha cercato di capire la storia dei genitori, di giustificarne i limiti, di spiegarsi perché “non potevano fare di più”. Comprendere diventa così un modo per mantenere il legame riducendo il dolore.
Speranza silenziosa
Finché i genitori sono presenti, la possibilità resta aperta. Non una speranza dichiarata, ma interna: forse un giorno. È una dinamica tipica della perdita ambigua.
Prendersi cura
Con il tempo, Sarah ha iniziato a proteggere i genitori, a giustificarli come fragili, a prendersi cura di loro. Quando la funzione affettiva è stata carente, il figlio può essere spinto a colmare il vuoto assumendo ruoli che non gli competono.
Tutte queste strategie sono state necessarie e spesso efficaci.
Ma nessuna poteva trasformare una perdita ambigua in un’esperienza di accudimento reale.
Il lutto per ciò che non è stato
Il passaggio decisivo non è colpevolizzare i genitori, né analizzare le cause o le intenzioni.
È un passaggio più sottile e più doloroso:
fare lutto per ciò che non è stato possibile.
Non il lutto per i genitori reali,
ma per la funzione genitoriale affettiva che non è mai stata disponibile.
Questo significa riconoscere che:
- non è successo,
- non perché si fosse indegni,
- ma perché quella configurazione relazionale non poteva offrire ciò che serviva.
È un lutto silenzioso, spesso poco visibile, ma profondamente liberatorio.
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Come riconoscere se stai vivendo una perdita ambigua
Potresti trovarti in una situazione di perdita ambigua se:
i tuoi genitori sono (o sono stati) presenti fisicamente, ma emotivamente poco disponibili
senti una nostalgia persistente senza riuscire a collegarla a una perdita precisa
ti senti in colpa per il tuo dolore perché “non è successo nulla di grave”
alterni adattamento e distanza, senza trovare una posizione stabile
continui a sperare, anche in modo silenzioso, che qualcosa cambi
fai fatica a fare davvero lutto, perché l’altro è ancora presente
Riconoscere una perdita ambigua non significa accusare o giudicare.
Significa dare un nome a un’esperienza interna rimasta a lungo senza parole.
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Cosa cambia dopo questo lutto
Quando questo lutto viene riconosciuto e attraversato:
- la nostalgia cambia qualità,
- la distanza non è più colpa,
- il dolore perde la sua carica catastrofica,
- il legame, se resta, non è più il luogo dell’attesa.
Non si perdono i genitori.
Si perde l’illusione che adattandosi si possa finalmente essere accolti.
Ed è proprio questa perdita a restituire spazio vitale.
Perché riconoscere la perdita ambigua è importante
Riconoscere una perdita ambigua non significa rinnegare la propria storia familiare.
Significa dare dignità a un dolore che non aveva nome.
Per molte persone, il vero lavoro non è imparare a lasciare andare qualcuno,
ma lasciare andare ciò che non è mai stato possibile.
Solo allora il legame smette di essere una ferita aperta
e può, eventualmente, diventare una scelta.
Riferimenti essenziali
- Boss, P. (1999). Ambiguous Loss: Learning to Live with Unresolved Grief. Harvard University Press.
- Winnicott, D. W. (1971). Gioco e realtà. Armando Editore.
- Benjamin, J. (1988). I legami dell’amore. Raffaello Cortina Editore.
- Green, A. (1983). La madre morta. Borla.
- Bromberg, P. M. (1998). Standing in the Spaces. The Analytic Press.
- Miller, A. (1981). Il dramma del bambino dotato. Bollati Boringhieri.
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